Serie A 1990/91: Sampdoria-Lecce 3-0 [Scudetto]

19 Maggio 1991, ho quattordici anni, mancano due partite alla fine di un campionato in cui la Samp ha fatto da “lepre” in testa per tutto il girone di ritorno. Dopo aver eliminato l’Inter dalla corsa, vincendo 2-0 a Milano, solo il Milan è rimasto in scia e potenzialmente potrebbe ancora raggiungere i blucerchiati. La classifica infatti dice: Sampdoria 48, Milan 45. In quel pomeriggio si giocano Sampdoria-Lecce e Bari-Milan. Quindi si incrociano i destini della zona alta e bassa. Il Bari infatti è a quota 26 col Cagliari, il Lecce solo un punto dietro.

La partita dei ragazzi di Boskov si presenta dunque come insidiosa. I leccesi nel girone di ritorno sono calati, ma hanno giocatori di esperienza internazionale come il russo Aleynikov, il brasiliano Mazinho e l’argentino Pasculli, oltre a dei giovani che faranno una grande carriera, come Moriero e Conte. Blucerchiati in formazione tipo a esclusione di Roberto Mancini squalificato. Al suo posto Marco Branca che ben aveva figurato quando chiamato in causa in sostituzione dei “gemelli del gol”. 

Erano gli anni in cui ogni fine settimana si partiva con tutta la famiglia alla casa al mare e dopo pranzo si faceva giardinaggio con la Radiolina accesa su uno sgabello in mezzo al prato. Niente TV ovviamente, le partite erano raccontate dalle voci. C’è Ameri a Genova per la festa doriana. Già dai primi collegamenti il frastuono dello stadio è assordante. Quarantamila spettatori circa, ma se ci fosse stato lo spazio, forse sarebbero stati il doppio.

Passa un minuto e Antonio Carlos Cerezo ha già segnato il gol del vantaggio. Non mi illudo, so che il Lecce giocherà alla morte per ribaltarla. Ma dopo tredici minuti Moreno Mannini, terzino vecchio stampo, dal piede non fatato, segna il gol della vita con un tiro al volo da fuori area. Epocale. Nel mentre l’estroso brasiliano Joao Paulo, ha già portato avanti i pugliesi sul Milan. Tutto sembra in discesa. Ma io ancora non ci credo.

Al trentesimo però, arriva il 3-0 di Gianluca Vialli. Mi arrendo all’evidenza. Ricordo che dissi a mio padre: “Adesso è davvero fatta, lo scudetto è della Samp”. Lui mi guardò incredulo e mi disse sorridendo: “Perchè avevi ancora dubbi?”. Non c’erano davvero più dubbi, ma la scaramanzia e la paura che il sogno potesse sfumare per qualche episodio sfavorevole, c’era. D’altronde la Sampdoria seppure reduce da grandi stagioni e vittorie nelle coppe così in alto non c’era mai arrivata.

A Genova nel secondo tempo succede poco, col Lecce che è pure rimasto in dieci per una espulsione. Intanto a Bari segnano Simone e ancora Joao Paulo. Milan secondo e biancorossi salvi. Gli ultimi minuti della radiocronaca di “tutto il calcio minuto per minuto”, dedicati come sempre alla squadra che vince lo scudetto, li ascoltai con la radiolina nel patio, con le lacrime trattenute e un’emozione indescrivibile.

Si sentivano le trombe, i cori assordanti, ma ricordo soprattutto un potentissimo e prolungato “E chi non salta, è genoano ohohohohoh….”. Poi il conto alla rovescia finale scandito da tutto lo stadio… da brividi davvero, fino al tripudio finale con Enrico Ameri che secondo me per qualche minuto diventò davvero tifoso blucerchiato decantando la fantastica cavalcata verso questo indimenticabile successo.

Subito dopo andai a sfogare la mia gioia in spiaggia, da solo, nel silenzio, nessun corteo, nessun clacson, nessuna bandiera, solo io, il mare, il sibilo della risacca sulla battigia e l’immensa distesa di sabbia che faceva da cornice a quel momento che non potrò mai minimamente dimenticare. Eravamo campioni, campioni d’Italia e nessuno poteva più parlare di squadra immatura, finalmente!

Forse non avevo ancora realizzato bene, ma di sera quando vidi che le trasmissioni sportive erano tutte per noi capii che il sogno era ormai diventato realtà. Ricordo che mandarono in onda un’intervista a Paolo Villaggio, fatta allo stadio. Dichiarò che avrebbe voluto vedere subito il bis dello scudetto e la coppa dei campioni, poi sarebbe anche potuto morire felice. E in quel momento non sembravano parole così assurde. Quella era una delle squadre più forti d’Europa. Oggi purtroppo sembra fantascienza. Ma l’importante è aver vissuto quella gioia.

La settimana della vigilia raccontata dai giornali:

Serie A 1990/91: verso Sampdoria-Lecce

Corteo prepartita a Genova:

Genova, Domenica 19 maggio 1991 ore 15:00 – Serie A, 33° giornata
Sampdoria-Lecce 3-0
1′ Cerezo [assist Vialli], 12′ Mannini, 30′ Vialli [assist Lombardo]

SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Katanec (46′ Invernizzi), Pari, Vierchowod, Pellegrini, Lombardo, Cerezo (71′ Mikhailicenko), Vialli, Branca, Dossena. In panchina: Nuciari, Lanna, Bonetti.  Allenatore: Boskov.

LECCE: Zunico, Garzya (46′ Morello), Carannante, Mazinho, Ferri, Amodio, Aleinjkov (46′ Panero), Conte, Pasculli, Benedetti, Moriero. Allenatore: Boniek.

  • Arbitro: Lanese di Messina.
  • Ammonito: Benedetti.
  • Espulso: Conte al 37′.
  • Spettatori: 40.000 circa.

 

Ultimi istanti raccontati da Enrico Ameri:

Servizio di La Domenica Sportiva:

Il doppio servizio di 90° minuto:

Ricordi di altri tifosi raccolti in rete

E’ la rievocazione del Giorno più lungo e più Bello della nostra Storia, il giorno dello Scudetto , come l’ho vissuto io, quel Sogno. Ma forse non sarà l’unico…chissà! Sognare non costa nulla, non è vero? E adesso trattenete il fiato, entriamo nella macchina del tempo, e torniamo indietro di 12 anni……..nel 1991, in un caldo profumato e soleggiato giorno di Maggio, il 19 Maggio…..PRONTI?? …….VIA!!!!!!!!

Genova, 19 Maggio 1991, ore 17,47 minuti, 50 secondi. Stadio Luigi Ferraris:
Gli oltre 40.000 presenti iniziano a scandire: DIECI, NOVE, OTTO, SETTE, SEI, CINQUE, QUATTRO, TRE, DUE ,UNO…..dopo qualche secondo l’arbitro fischia tre volte prendendo il pallone in mano.

La Sampdoria è Campione d’Italia per la prima volta nella sua storia. Lo stadio intero esplode in un immane interminabile boato, in un tripudio di bandiere, vessilli, coriandoli, strisce di carta blucerchiata e batterie di fumogeni tricolori. “Ho uno scudetto nel cuore, che non mi fà più male, non lo nascondo più, finalmente puoi vederlo anche tu; e sarà questo Scudetto nel Cuore, a farmi ricordare di non buttarti giù, anche quando non ci crederai più, grida forte più di ieri perché la Sampdoria sei tu”.

Dall’ingresso del campo esce Roberto Mancini (quel giorno squalificato) con uno Scudetto tricolore alzato verso il cielo. Non riesce a compiere una decina di passi che subito viene attorniato dai suoi compagni di Squadra e d’Avventura, NeoCampioni d’Italia. Sugli spalti il delirio totale è quasi al limite dell’estremo. C’erano persone di ogni età ed estrazione sociale quel giorno, tutti insieme, bambini, giovani, persone di mezz’età ed anziani. Quasi tutti con le lacrime agli occhi per la gioia e per lo stupore di vivere in quell’istante un avvenimento reale fino ad allora creduto impossibile.

Ricordo le parole di un vecchietto dietro di me già sull’ottantina, il quale con gli occhi umidi di pianto mi disse: “ora posso pure morire in pace”, altri sempre con qualche primavera alle spalle che dicevano: “sono cinquant’anni che aspetto questo momento”. Io ero come sempre al mio posto, lo stesso che occupo tutt’ora, in Gradinata Sud.
A fianco a me i miei Amici di sempre, impazziti come non li avevo mai visti, ebbri di gioia, in un’abbraccio collettivo che non voleva saperne di finire. In mezzo a quel muro umano totalmente in orgasmo alzavo un’asta che sorreggeva uno striscione confezionato la notte precedente.

Quella notte pochi hanno chiuso occhio, ognuno con la propria favola blucerchiata davanti agli occhi, con la propria storia vissuta al fianco della Compagna di sempre, quella dalla quale non sarà mai possibile divorziare, quello che dopo la Mamma e i figli rappresenta il legame più forte, tanto forte da poterlo considerare parte intergrante nel proprio corredo genetico. Tutti quei 40.000 quella notte o preparavano qualcosa o vivevano la vigilia come…..cercate di ricordarvelo, non penso che ve lo siate dimenticati; sembra ieri, non è vero?

Ognuno comunque aveva un proprio programma personale: una bandiera, un Tricolore, uno striscione, un vestito blucerchiato; ogni cosa poteva essere buona per celebrare quella forse irripetibile occasione. Genova quella notte si trasformò in un laboratorio, sembrava quasi rendere reale la favola nordica degli gnomi che lavorano la notte per finire l’opera prima dell’alba, oltre che a rievocare alcuni versi de “Il Sabato del Villaggio” del Leopardi “….e si appresta e si adopra a finir l’opra anzi il chiarir dell’alba”.

Genova quella notte era ben consapevole che il sole che da lì a poco sarebbe sorto non sarebbe stato il solito Sole di tutti i giorni. Tutti sapevano che quel Sole sarebbe stato rosso, bianco, verde. “Sole di domani, dai non mi fare aspettare; uccidi questa notte che ormai non vuole farmi dormire; domani io sarò là, tra le bandiere blucerchiate; in mezzo ad un mare di voci e di canzoni intonate, che mi faranno volare VIA oltre i limiti dell’impossibile, in cima alla classifica, più in alto delle nuvole”.

Genova sapeva che da lì a poco avrebbe visto finalmente uno Scudetto VERO, Visto, Vinto, Vissuto.
Lo striscione preparato da me e dai due Luca (i miei Amici di sempre) nel retrobottega del negozio di uno di loro era in origine un grande spesso lenzuolo appositamente fornitoci dalla Signora Angela. Il suo prodotto finale lo vide rilucente di blucerchiato con un grande Scudetto al centro e una scritta da brivido, un verdetto, quello atteso da una vita: SAMPDORIA CAMPIONE D’ITALIA. Lo abbiamo realizzato tutto a mano, utilizzando un Pantografo per ingrandire lo schizzo cartaceo, lo abbiamo verniciato con pennarelli Uni Posca, ma soprattutto l’abbiamo realizzato spinti da una forza tanto Grande che non nulla al mondo ci avrebbe fermato, anche se ci fossero volute quaranta ore di fila su una gamba sola per realizzarlo. Era solo Amore illimitato verso quei colori unici e magici, e quello era il Nostro momento, dovevamo e volevamo godercelo dall’inizio.

Facemmo solo una piccola pausa, alle 3 di notte circa, giusto il tempo di volare da Vittorio per acquistare 2 cornetti alla marmellata di albicocca e qualche olandesina alla crema, tanto per tappare quel buco allo stomaco e osservare, respirare lo strano clima notturno di quella Genova così diversa, così elettrica quella notte, o come dice Lucio “Questa notte, così dolce che si potrebbe bere, a passare in centomila in uno stadio….”. Finimmo all’alba, giusto il tempo per riposare per qualche minuto gli occhi e riaprirli proprio mentre il Sole si faceva spazio tra i tetti dei palazzi.

L’aria era frizzante e la giornata era tersa, bellissima, chiara come un’eterno mezzogiorno; il cielo azzurrissimo si confondeva sulla tavola blu del mare di Boccadasse quel giorno più calmo e pulito del solito. Già dalle prime ore la città era tutta imbandierata a festa. In ogni angolo, in ogni facciata di ogni palazzo sventolava una bandiera blucerchiata.

Le bancarelle iniziarono la loro giornata già alle prime luci con le nuove bandiere stampate con quel tanto strano ed atipico Tricolore sopra il blucerchiato, un’effetto strano, quasi una bestemmia, invece tutti sapevamo che era così tremendamente e meravigliosamente Vero.

Tutto era pronto per il giorno dei giorni. L’appuntamento con la Storia finalmente era arrivato quel giorno, 19 maggio 1991, 44 anni, 9 mesi e 18 giorni da quel 1° Agosto 1946, il giorno nel quale nacque la più bella maglia del mondo con i colori dell’arcobaleno, così atipica quanto unica, inimitabile, irrinunciabile. “Guarda quante navi e guarda quante bandiere; le strade, il cielo della città hanno gli stessi colori; il mare ha proprio quel blu, e il bianco è quello del suo sale, il nero di un temporale che si allontana nel sole, se aggiungi il rosso del Cuore andrai, oltre i limiti dell’impossibile, delle parole inutili, più in alto delle nuvole” 55 anni fa, la Sampierdarenese calcio, e l’Andrea Doria, si fondevano dando origine ad una nuova società dallo strano nome “Doria-Samp”, poi tramutato definitivamente per errore in fase di compilazione del calendario in U.C. Samp-Doria, la Nostra Sampdoria, un nome talmente bello da farmi incespicare nel pronunciarlo.


E allora mi vengono in mente i racconti di chi la Sampdoria l’ha vissuta dal 1°Agosto 1946, o ancora prima, quando erano magari tifosi della Samp oppure del Doria.
I racconti della Samp dell’attacco Atomico del 4°posto, la Samp di Ockwirk, Skoglund, Cucchiaroni, Bassetto, Bernasconi, per passare a quella anni 70, quella che io ho conosciuto quando ho iniziato a rendermi conto di essere al mondo. Badiani, Cacciatori, Boni, Tuttino, Valente; e poi Bresciani, Nello Saltutti, Micio Orlandi, Marco Rossinelli, per poi passare alla Nostra PRIMA BANDIERA il nostro “Marziano” Alviero Chiorri di Piazza Palermo, romano dè Roma cresciuto nelle giovanili dell’Almas prima di essere notato e portato a Genova dove diventò ben presto il beniamino di quella povera ma dignitosa Sampdoria a cavallo tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80; sì, il 19 Maggio 1991 è stato un anche il Suo Giorno, e anche se rappresentava la Samp dieci anni prima per me Alviero è uno dei Campioni d’Italia.

Ricordi, Emozioni, spaccati di vita, tutta la vita che ti passa davanti agli occhi. Questa è stata la sensazione che ho provato negli ultimi istanti di Sampdoria – Lecce, prima di scoppiare a piangere a dirotto insieme ai 40.000 fratelli che avevo intorno a me. In vita mia ricordo pochissime gioie di quella portata, talmente forti che ti senti svenire, talmente Grandi da farti sentire un Re, un eletto, un “beato”. Vincere lo Scudetto: un’emozione troppo Grande e troppo diversa da tutte le altre. Solo chi ha vissuto questa esperienza (e non è Juventino, emotivamente un loro Scudetto equivale ad 1/50 del nostro) può capire che cosa si prova in quegli istanti. E’ come quando desideri un’Amore impossibile, quello che il tempo non cancellerà mai e poi ti rendi conto che ce l’hai fatta! L’hai conquistata, è tua.

La Sampdoria Campione è stato tutto questo, per chi come me ha vissuto quella magica stagione in apnea, tutta di un fiato fino al trionfo iniziato a materializzarsi già il 5 Maggio 1991 a S.Siro contro l’Inter, proseguito l’11 contro il Torino al Delle Alpi fino all’esplosione di gioia il 19 Maggio 1991. Un Campionato, quello 1990/91 dove il Sampdoriano ha visto crescere giornata dopo giornata il sogno, fino a capire che quello era l’anno buono. Sono passati 10 anni, i miei perfetti 24 anni rubacuori sono diventati 34 con tanto di pancetta e qualche capello bianco in più, ma l’Emozione che si prova oggi a quel ricordo è identica a quella di quel giorno. Fra altri 10 anni sarà ancora tutto cambiato, Samp compresa (sperando in meglio, naturalmente),  Ma quei ragazzi eccezionali, quell’Entusiasmo il Nostro Presidente resteranno sempre immutati davanti ai nostri occhi, noi che le “tre V”le abbiamo toccate con mano, in un caldo pomeriggio di Maggio di Dieci Anni fà.

“Visto, Vinto, Vissuto” Grazie Campioni per Sempre.
Axel

Chi ha visto delle partite al mio fianco lo sa bene. Vivo la gara molto interiormente, rinchiuso in me stesso per la tensione, che spesso si accumula fino a farmi esplodere a volte in maniera esagerata, forse solo per alleggerirla. Quel caldo maggio di 12 anni fa ho acquistato un posto di tribuna superiore, cedendo la mia curva ad un amico, proprio per vivere il sogno come una cosa intima, pur in mezzo a 40.000 persone in delirio.

Sono stato quasi tutta la partita rannicchiato, in silenzio proprio il giorno che cantavano anche i muti, inebetito. Io sono di Savona, per me la Sampdoria è una cosa molto più intima che per i Genovesi. Nella mia città non si respira il blucerchiato, pur essendoci tantissimi sampdoriani. Essere Sampdoriani a Savona, nei primi anni del liceo, alla fine degli anni ’70, era un pò come vivere da carbonari. Ci si vedeva tra i soliti 6 o 7 amici, ci contavamo i soldi in tasca per vedere se riuscivamo a comprare il biglietto e riuscivamo a prendere il pullman del club, o il treno, magari nascosti nella toilette perchè non ti potevi permettere il costo del ticket.

Per quello oso dire che forse lo sentivo ancora un pò più mio di voi genovesi, che magari alla domenica si alzavano dal desco della mamma per poi fare 4 passi fino allo stadio. Ma capisco che era solo una mia sensazione, che se la Sampdoria ce l’hai dentro, dentro veramente, se hai i globuli anche neri e blu, oltre che bianchi e rossi, l’amore è lo stesso.
Però, in quel giorno, io la pensavo così.

Come ho già detto, ero lì, inebetito, con le orecchie ovattate. Era una sensazione stranissima, mi sembrava quasi di sentire la bolgia del Ferraris smorzata, lontana. Era come se la Sampdoria giocasse solo per me, quel giorno, per ringraziarmi del mio amore, per darmi una gioia tutta personale. Ero tesissimo, ero quasi più teso, se possibile, di quando Pagliuca parò il rigore, 15 giorni prima.

Niente e nessuno avrebbe potuto scucirci di dosso quel triangolino tricolore fino a quel giorno solo sognato, e forse neanche sognato, perchè era una cosa troppo grossa perchè potesse accadere proprio a noi. Però ero sconvolto dalla tensione. Davanti avevamo un Lecce che più nulla aveva da chiedere a quel campionato, e con la bellissima maglia blucerchiata c’era in campo una squadra straordinaria. Eppure non mi sembrava vero, avevo paura di svegliarmi, che qualcosa potesse rovinarmi il sogno. Sì, perchè in realtà io stavo sognando, me lo ripetevo, perchè uno scudetto della Sampdoria era una cosa tanto grande, tanto bella, che non riuscivo a ritenerlo reale.

Mi sono improvvisamente risvegliato dal mio stato di trance in un momento ben preciso, lo ricordo come un lampo. Al goal di Mannini. Grandissimo difensore, veloce, grintoso, che forse avrebbe anche meritato un pò di spazio in nazionale, non aveva certo nel suo DNA i geni del goleador. Quel fantastico pomeriggio scagliò una saetta che gonfiò la rete del Lecce.

Bene, fu proprio quello il momento della mia consapevolezza, del prendere finalmente coscienza che il sogno era diventato realtà. Mi ricordo che saltai in piedi urlando goal con tutto il fiato che avevo, lo urlai non so quante volte, anche quando gli altri avevano smesso. Ho poi guardato il cielo e ho capito che se aveva segnato anche Mannini. Il tricolore era proprio della Sampdoria, Era mio, era nostro.

Poi non sò più cosa successe, sò che piansi come un bambino piccolo, e per me lì cominciò la festa.

Bart Blucircled

Tutti; proprio tutti erano Campioni Fantastici in quello Squadrone. Ma chissà perchè io mi affeziono sempre a giocatori particolari. E, a parte il Capitano per Eccellenza guarda caso, la maggior parte di essi sono proprio quelli chiamati “portatori d’Acqua”. Come ora (da qualche anno a dire il vero) vedo tanto Blucerchiato in Mirko Conte (il suo goal dell’ormai leggendario SAMPDORIA – Messina del 5 Maggio 2002 è una delle gioie più forti in tanti anni di stadio) , allora ero legatissimo ad un altro Fantastico Uomo che non dimenticherò mai per la sua Semplicità, il suo onnipresente spirito di abnegazione.

Stò parlando di Fausto Pari. La sua trasparente Sampdorianità era fin troppo evidente per non essere avvertita. Fausto ma ha regalato momenti Fantastici per le sue apparizioni prettamente Emotive. Ligabue Direbbe: “Una Vita da Mediano…..sempre lì, li nel mezzo, finché ce n’è stai li, stai li”. Magari Fausto tecnicamente non era Oriali ma la sua Umiltà e bontà d’animo lo hanno portato a diventare una delle Colonne portanti di uno spogliatoio Fantastico. Quello era un Gruppo di Amici che giocavano per la loro Squadra del Cuore. Era una corazzata di Forza, di Tecnica ma anche di tanta Umanità e Fausto era una delle presenze più umane di quel Gruppo. Impossibile non volergli bene! Ricordi le sue dichiarazioni pochi minuti dopo il Trionfo?

Occhi lucidi, voce tremante e commossa; quelle PAROLE! Parole che ogni tifoso avrebbe ripetuto: “Finalmente mi sono tolto questo rospo! Finalmente I CAMPIONI SIAMO NOI. Questa vittoria è dedicata all’Uomo che ha creato questa Fantastica Squadra PAOLO MANTOVANI, lo dedico, lo dedico a lui, se lo merita” ” .

Parole urlate davanti ad una telecamera, in mezzo a tifosi come Lui. Questo era quella Meravigliosa persona con la “pessetta”. Tutto di Lui era umile, anche il numero che portava nella maglia….il 4, numero ahimè a me molto noto ai tempi scolastici. Quel triangolo ha avuto molti significati; troppi, e ogni CAMPIONE ha una sua personalissima Storia legata a quella Magica Stagione.

Axel

…Panero ha fatto poco finora, e ora parte in velocità Lombardo… Lombardo Lombardo (coro di sottofondo… ALEALEEEEEEE’ ALEALEEEEEEEE’ SAMPDORIA ALEEEEEE’)…

nulla di fatto. Intanto Juventus 3 Pisa 1…

Pagliuca chiama la palla, entra Micha esce Cerezo in un tripudio di folla salutando. Lo Stadio di Marassi sta splendendo di colori blucerchiati, mentre Toninho saluta da lontano Paolo Mantovani….. Parte il coro: Datemi un CEEEEEE…..CEEEEEEEEEEEEEE Datemi un REEEEEEEE…..REEEEEEEEEEEE Datemi un SOOOOOOOOOOO….SOOOOOOOOOOOO
CERESO CERESO CERESOOOOOOOO.

La Sampdoria sta conducendo per tre reti a zero contro il Lecce, che oggi sta per salutare la massima Serie. Intanto la Juve è passata a 4 reti sul Pisa. C’è un bel sole oggi qui a Marassi, e lo Stadio è completamente Blucerchiato. Branca non riesce a superare Amodio poi trascina fuori, il rinvio della formazione Leccese. La Puglia resta rappresentata in Serie A dal Bari…. e sarà dall’anno prossimo rappresentata dal Foggia, allenato da Zeman.

Si va a sinistra con Invernizzi, poi Vialli, Branca in fuorigioco….è partito in fuori gioco Branca…..giocatore che ha fatto anche molto bene con L’Udinese. Oggi in campo manca il giocatore più amato dai tifosi, Roberto Mancini, squalificato e presente in Tribuna. Quando le ostilità sul campo saranno finite, anche lui raggiungerà i compagni in campo per festeggiare questo primo Scudetto che la Sampdoria inarrestabile sta portando tra le braccia del suo Presidente Paolo. Pagluica va ora a servire con le mani Lombardo, percussione di Lombardo strattonato da Carrannante per la maglietta…ma l’arbitro non fischia.

Tutti i settori sono invasi dalle bandiere e dalle sciarpe….c’è un momento surreale in questo stadio, e la ragione è che tutti fanno partire la formazione, e ad ogni nome pronunciato dal megafono risponde un grande OLE’ di TUTTO lo stadio. I risultati dagli altri campi: il Cagliari vince sul campo del Bologna per 2 a 1, …..intanto vediamo che Vialli riparte in velocità. La Sampdoria sta dominando il Lecce per tre reti a zero.
Il coro: MANTOVANI ALEEEEEEEEEEE’…….

Ferri va a servire Masinho, poi Carrannante……il pallone per la testa di Pasculli, ma Benedetti prova senza risultato. Le reti fin qui segnate sono di Cereso, Mannini e Vialli. Riparte ancora il lecce…Morello che marca Dossena, ora Panero, masinho su Micha….è inquadrato il pubblico Sampdoriano che festeggia….sarà una lunga notte che porterà i tifosi a festeggiare per le vie e le piazze di Genova…….è una giornata tiepida e sarà una notte caldissima.

I cori all’indirizzo dei cugini: E CHI NON SALTAAAAAA E’ UN GENOANOOOOOOOOOO (e Cereso sta saltando con Bonetti……a bordo campo). Inquadrato lo splendido Toninho, la gioia di vivere, il “cervello blucerchiato” che applaude i tifosi, la squadra…sè stesso. A Torino intanto segna Simenone per il Pisa……. Domenica prossima la Juventus affronterà qui a Marassi il Genoa per l’entrata in Coppa Uefa….quest’anno i “cugini” stanno giocando un Campionato a livelli altissimi, ma la Sampdoria è stellare.

Siamo al 41″ del secondo tempo…..ormai la festa è sfrenata…le trombe e i cori si accavallano, Genova è davvero SOLO Blucerchiata…….ecco Pagluica, che a San Siro ha parato 24 tiri dell’Inter…tutti li ha parati. Dossena che sta giocando in un ruolo non proprio suo, che ha saputo sacrificarsi e segnare un gol vitale a San Siro al 60mo……il pubblico trattiene un coro…..OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO….si attende la fine………..OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO……………….

CONTO ALLA ROVESCIA DEI TIFOSI!!!!!!!!!!!!!!!!!10….9………8……….7……………6……………5…………4……..3……….2……….e riparte ancora un grande, immenso ALEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE’ OOOOOOOOOOOO-OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO……..e ancora OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Sta ripartendo la Sampdoria con Branca e poi con Invernizzi…il tocco per Pari, quindi Dossena, finge l’accellerazione Pari, poi si ferma…..46mo e quasi 20 secondi………….ancora….e ancora……….e ancora……………

E’ FINITAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
LA SAMPDORIA E’ CAMPIONE D’ITALIA 1991.
Fumogeni tricolore…………20 partite vinte, 10 pareggiate e 3 perse…Mancini scende in campo e fa con i suoi compagni il giro di campo con un cartello raffigurante lo Scudetto………..Lombardo a braccia alzate corre piangendo…….non c’è invasione di campo, i tifosi più belli del mondo stanno impazzendo di gioia…..ma nessuna scorrettezza……….è meraviglioso.

Campioni d’Italia… Campioni, Campioni d’Italia i RAGAZZI DELLA SAMPDORIA…
Il pubblico festeggia, canta e sventola le bandiere…questo pubblico merita davvero la palma dei migliori. Boskov sta correndo con i suoi ragazzi, un’enorme bandierone viene trascinato in campo…tutto risplende di blucerchiato…lo striscione con lo Scudetto a centrocampo e intorno l’esplosione di gioia della città Blucerchiata…..dall’anno prossimo la Coppa dei campioni si chiamerà Champions League…e questo è il prossimo obbiettivo di questa squadra che ha battuto tutte le rivali, e che merita a pieno titolo di cucire sulla maglia il primo Scudetto della sua Storia…….da Cesare Barbieri la più cordiale buona giornata da Genova.

19 Maggio 1991… il Sole splendeva alto sulla traversa… nel Cuore il Tricolore, negli occhi solo Lei.

Ho la pelle d’Oca! E’ impossibile dimenticare quegli istanti. Sono marchiati a Fuoco dentro l’Anima e se è vero che quando si muore tutte le immagini della Vita ripassano davanti agli occhi, non sarà poi così brutto (fra 70 anni ) passare a vita migliore con queste immagini davanti agli occhi.

Grazie Ripples!
L’Emozione non conosce ne confini ne limiti…ma solo 4 Colori; quelli della SAMPDORIA.
Axel

Festeggiamenti sampdoriani:

Il giorno dopo a Bogliasco:

La partita completa:

Classifica serie A – 33° giornata

Partita successiva:

Partita precedente:

Serie A 1990/91: Torino-Sampdoria 1-1

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