Serie A 1998/99: Venezia-Sampdoria 0-0

Finalmente una buona notizia. Basta vedere Vincenzo Montella corricchiare sul campo per cercare di trarre buoni auspici. E’ un’ immagine di pochi minuti (ma dopo tre ore e mezzo di lavoro di potenziamento in palestra) al calar della sera, con l’ attaccante blucerchiato seguito con attenzione dal fisioterapista Conta. Pero’ e’ sufficiente a illuminare la scena blucerchiata in tempi in cui sono piu’ le ombre delle luci. Dira’ poi Montella: “Le cose vanno bene, lavoro duro. Qualche dolorino alla caviglia (destra, alla quale e’ stato operato il 21 ottobre, ndr) c’ e’ , ma e’ normale: e’ poco piu’ di un fastidio, con il quale mi sono abituato a coesistere. L’ importante e’ recuperare al piu’ presto. Jovicic, al quale mando i miei auguri (il serbo mercoledi’ scorso e’ stato operato per la seconda volta al ginocchio sinistro, ndr) sicuramente sta peggio di me. Purtroppo l’ infortunio mio e il suo hanno ridotto le alternative in attacco, ma Ortega e Palmieri ce la stanno mettendo tutta”. Guai a dirgli che… Montella e’ un’ altra cosa: “Sono un giocatore come un altro, non uno che fa la differenza”. Per Vincenzo la modestia non e’ mai troppa.

Ma proprio lui, assente dalla terza giornata di campionato, e’ il grande cruccio di Luciano Spalletti, allenatore in mezzo al guado. L’ assenza del bomber potrebbe essere un alibi perfetto, che per altro Spalletti, che pure ne avrebbe buon diritto, non tira in ballo. Il tecnico guarda all’ immediato e il calendario dice Venezia. Una partita – chiave per il futuro della Samp e probabilmente anche per il suo. L’ etichetta “dell’ ultima spiaggia” comunque non gli va, neppure se proiettata sull’ avversaria di turno: “Sono in un momento difficile, pero’ vengono da due buone prestazioni contro la Lazio e la Salernitana. Quindi andiamoci piano a dire Venezia disperato: questa situazione, semmai, e’ un puntoa nostro sfavore, perche’ loro non sono all’ ultima spiaggia ma se non vincono con la Samp vedranno aumentare il divario in classifica”.

Spalletti incrocia Novellino, con il quale ha due precedenti: in B, 1996 – 97, quando allenava l’ Empoli della promozione e il tecnico della squadra lagunare era al Ravenna. “Pareggiammo in trasferta, perdemmo secco in casa: 4 – 1. L’ Empoli rimase in 10, loro colpirono in contropiede. Ma fu una buona partita e segno’ una svolta per il nostro campionato: dopo, infatti, infilammo una serie di 13 risultati utili. Novellino e’ un allenatore che ha vinto e ha fatto vedere di saperci fare. Cura benissimo la fase difensiva e sa usare il contropiede come pochi”. Il rischio e’ in agguato. Commenta Spalletti: “Tutti avvertiamo l’ importanza del risultato. In questi giorni ho visto una squadra vogliosa, conscia della delicatezza della prossima partita, pronta ad andare in campo con l’ atteggiamento giusto”. Il mal di trasferta della Samp si chiama personalita’ .

“Un problema – dice Grandoni – che abbiamo soltanto lontano da Marassi, perche’ in casa teniamo bene il campo anche se puo’ succedere di giocare male come abbiamo fatto contro il Vicenza. Speriamo che domenica sera il problema sia risolto… Il Venezia sta peggio di noi, pero’ questo e’ uno scontro diretto: se non facciamo risultato diventa dura, visto il ciclo terribile che ci aspetta”. Spiega il difensore: “Il morale non lo migliora il bel gioco, ma i risultati. In campo cerchiamo di dare sempre il massimo, non credo che qualcuno si tiri indietro: sarebbe una cosa gravissima, alla quale non voglio credere. Dobbiamo darci una mossa, non ci sono scuse, se perdiamo perde tutta la Samp: perde il presidente Mantovani, il diesse Arnuzzo, Grandoni,tutti. Chiaro che i principali colpevoli siamo noi giocatori. Il mister? Siamo tutti con lui. E non credo che dal risultato di Venezia dipenda la sua sorte, anche se la logica del calcio purtroppo e’ sempre la stessa: di solito paga l’ allenatore. Questa partita e’ importante per il mister, per noi, per tutti”. 

Samp, poche parole e pedalare. L’ invito e’ di Fabio Pecchia. Guai ad affondare in laguna: “Dobbiamo stare attenti, non tanto per la classifica in se’ , quanto per i riflessi che porterebbe in tutto l’ ambiente, squadra, dirigenti e tifosi. A Venezia dobbiamo assolutamente fare risultato. Come? Non pensandoci, badando piuttosto a vivere intensamente ogni secondo della partita. Con tanta umilta’ , perche’ solo con quella si puo’ uscire da certe situazioni”. Maledetto il fuoriprogramma di sette giorni fa: “Se col Vicenza avessimo vinto, si potrebbe dire che la Samp ha fatto il suo”. La squadra blucerchiata, infatti, sarebbe alla pari con l’ Inter e davanti alla Lazio, tanto per citare due cavalli da corsa – scudetto. Purtroppo per la truppa di Spalletti e’ andata altrimenti. Ed ora diventa urgente guarire dal mal di trasferta.

Pecchia, da ultimo arrivato (a fine ottobre), parla senza problemi dei chiaroscuri personali: “Ero partito bene, poi mi sono un po’ appannato. Ma ritengo sia normale, ne ho parlato anche con il medico e il preparatore: prima avevo giocato poco, qui ho disputato 7 partite (5 in campionato e 2 in coppa Italia, ndr) in un mese. Pero’ mi rendo conto che devo dare qualcosa di piu’ . E per poterlo fare c’ e’ un solo mezzo: lavorare di piu”. Fabio sorride a chi gli ricorda che Vujadin Boskov (suo allenatore a Napoli) qualche tempo fa ha detto: “Gran giocatore Pecchia, ma ha fatto l’ errore di andare alla Juventus”. No, non e’ cosi’ : “L’ ho detto fin dal mio primo giorno alla Samp: e’ stato l’ anno piu’ importante della carriera, perche’ nella Juve ho scoperto l’ altra faccia della medaglia. Quella del vivere in un certo ambiente, di lavorare tanto e di stare spesso a guardare gli altri, di accettare le scelte dell’ allenatore… Adesso so cosa vuol dire vivere da protagonista e vivere ai margini. A Torino ho giocato poco, ma ho migliorato molto. Sia dal punto di vista tecnico che fisico”.

Pecchia, che domenica scorsa aveva giocato a centrocampo, oggi molto probabilmente tornera’ a fare il trequartista, a ridosso di Ortega e Palmieri. “Giocare dieci metri piu’ avanti o piu’ indietro per me e’ lo stesso. Se sto bene non ci sono problemi. Ci vorrebbe un gol? Ho sempre segnato, qui per ora ho sbagliato: a Milano contro l’ Inter, per esempio. Prima o poi il gol arriva, ma stavolta mi starebbe bene anche un gol fatto dal vento… A Venezia e’ importante fare almeno un punto. Anche per Spalletti? Quando le cose vanno male viene messo in discussione l’ allenatore e la prima testa che salta e’ la sua. Il mister mi ha voluto fortissimamente: tutto il gruppo e’ legatissimo a Spalletti”. Enrico Valente

fonte: https://archiviostorico.gazzetta.it/


Venezia, 29 novembre 1998 – Serie A, 11° giornata
Venezia-Sampdoria 0-0

VENEZIA (4-4-2): Taibi, Brioschi, Luppi, Bilica, Zironelli (40′ pt De Franceschi), Marangon, Miceli, Iachini (22′ st Volpi), Pedone (29′ st Bresciani), Schwoch, Tuta. (12 Bandieri, 6 Pavan, 15 Zeigbo, 22 Tacio). Allenatore: Walter Novellino.

SAMPDORIA (3-4-1-2):Ferron, Sakic, Nava, Grandoni, Balleri, Ficini, Franceschetti. (9′ pt Sgro’; 15′ st Vergassola), Laigle, Pecchia, Ortega, Palmieri (37′ st Iacopino). (22 Ambrosio, 15 Hugo, 16 Cordoba, 17 Cate’). Allenatore: Luciano Spalletti.

  • Arbitro: Pellegrino di Barcellona Pozzo di Gotto. 
  • Spettatori paganti: 9.391 per un incasso di 317.773.000.
  • Espulso Ficini per doppia ammonizione.
  • Ammoniti: Iachini, Balleri e Bilica per gioco falloso, Grandoni per gioco scorretto).
  • Angoli: 6 a 3 per la Sampdoria.

Se le sono date per secoli, Venezia e Genova, divise da fiera, marinara rivalita’ . Ieri hanno firmato un armistizio dettato, piu’ che dalla volonta’ , dalla consapevolezza di non avere a disposizione purtroppo le armi giuste per superarsi. Le squadre di Venezia e Genova (rappresentata nella circostanza dalla Sampdoria di Spalletti) hanno dato vita a un incontro assolutamente scialbo fino alla fine. E se alla Samp, tutto sommato, il punticino raccattato in Laguna puo’ anche star bene perche’ interrompe una serie negativa, al Venezia non puo’ certamente bastare. Anzi. La squadra ha dato una chiara manifestazione di impotenza.

Si batte, e con ardore, questo e’ giusto riconoscerlo, ma non ha la caratura tecnica per disputare un campionato di serie A. L’ attacco, soprattutto, e’ lieve come panna montata e infatti e’ quello meno incisivo del campionato. Manca poi alla squadra un direttore d’ orchestra in cabina di regia, un catalizzatore di gioco in grado di imbeccare le punte, l’ irriconoscibile Schwoch e il tecnico ma lento Tuta. Quanto alla Samp, sta attraversando un periodo negativo, si sapeva. Non si possono regalare giocatori come Montella, ad esempio, senza risentirne in modo pesante. Al di la’ , comunque, delle assenze, anche la squadra di Spalletti ha lasciato un’ impressione di preoccupante modestia.

Il tutto, va condito da un’ annotazione cronistica di rilievo: dal 28′ del primo tempo, cioe’ per piu’ di un’ ora, la Samp ha giocato in inferiorita’ numerica. Pellegrino ha infatti espulso Ficini, reo di una serie di falli magari non cattivi ma sicuramente vistosi. Il Venezia, obbligato a vincere in quanto padrone di casa (nonche’ ultimo in classifica…), non ha saputo approfittare del vantaggio. Il centrocampo ha continuato a tamponare ma non a proporre e neanche l’ uscita per infortunio, nei primi minuti, del capitano doriano Franceschetti ha aiutato i lagunari. Novellino ha tentato di tutto per modificare l’ assetto del centrocampo dopo aver dovuto inserire Zironelli in un ruolo non suo (esterno sinistro difensivo), vista l’ indisponibilita’ di Dal Canto: prima ha inserito De Franceschi per Marangon spostandolo a sinistra; poi lo ha riportato a destra, poi ha provato con Bresciani. Insomma un tourbillon disperato.

Anche se manca l’ ufficialita’ , il pareggio interno di ieri dovrebbe coincidere con l’ ultima panchina di Novellino a Venezia: il presidente Zamparini (contestatissimo dai tifosi che sono tutti col tecnico e i giocatori pure) ne avrebbe gia’ deciso l’ esonero anche se le colpe dell’ allenatore sono minime: se uno ha nella botte del vino di mediocre qualita’ , non potra’ servire Barolo d’ annata. Al posto di Novellino potrebbe arrivare la coppia Edinho – Tesser oppure Edi Reja, in tribuna ieri al “Penzo”.

La cronaca e’ talmente scarna da apparire anoressica. Un assist di Schwoch a Tuta, bravo Ferron, al 17′ e, un minuto dopo, una grande chance. Pedone crede di essere in fuorigioco e non sfrutta un prezioso invito del brasiliano che sfuma. Arriva anche l’ occasionissima per la Sampdoria.  E’ il 33′ e Pecchia, su punizione dal limite, centra in pieno la traversa. Per trovare l’ unica (!) conclusione doriana nello specchio bisogna passare al 39′ della ripresa: Iacopino, entrato da pochi minuti, ha sui piedi il pallone buono ma il suo diagonale e’ smanacciato in angolo da un attento Taibi. Sarebbe stata troppa grazia. Quanto al Venezia, nulla di nulla, neppure uno scialbo tentativo verso Ferron. Il pubblico si spazientisce, fischia e, francamente, dargli torto e’ piuttosto difficile.

Le pagelle:

VENEZIA

TAIBI 6 – Fortunato sulla punizione d Pecchia, bravo su Iacopino. Per il resto resta inoperoso. BRIOSCHI 5,5 – Fa il suo compitino senza grossi svarioni. BILICA 6 – Buoni piedi, pochi falli. Ma davanti non ha certo Ronaldo… LUPPI 6,5 – Il capitano tenta di dare la carica ma senza troppo successo. Interventi puntuali. ZIRONELLI 6 – Gioca solo il primo tempo,in un ruolo che non e’ il suo, senza commettere errori. DE FRANCESCHI 6 – Entra per Zironelli e da’ un pizzico di vivacita’ a centrocampo. MARANGON 5,5 – Tanta buona volonta’ e impegno ma risultati non all’ altezza delle intenzioni. IACHINI 6 – Alla partita numero 200 in A, ci mette l’ anima. VOLPI s.v. MICELI 5,5 – Vale il discorso fatto per Marangon: un impegno arruffone. PEDONE 5 – Si mangia un gol gia’ fatto che avrebbe potuto cambiare la sorte di Novellino. BRESCIANI s.v. TUTA 5 – Si muove con eleganza ma non “vede” mai la porta. SCHWOCH 5 – Era un’ iradiddio, e’ diventato uno qualsiasi.

SAMPDORIA

FERRON 6 – Pomeriggio di assoluta tranquillita’ . Un unico intervento, ma risolutore, nel primo tempo. SAKIC 6 – Con le buone o con le cattive, dalle sue parti proprio non si passa. NAVA 6 – Il mestiere non gli manca e Stefano lo usa tutto. GRANDONI 6 – Qualche incertezza ma tutto considerato si guadagna la pagnotta. BALLERI 5,5 – Le sue sgroppate sulla fascia sono solo un lontano ricordo. FICINI 4 – Fa il calciatore, non il fabbro. Dovrebbe ricordarselo. FRANCESCHETTI s.v. SGRp 5,5 – Stenta a ingranare e Spalletti lo capisce. VERGASSOLA s.v. LAIGLE 5 – Per lui e’ un periodaccio, non ne azzecca una che sia una. PECCHIA 6 – Sfortunato sulla punizione che va a schiantarsi sulla traversa. ORTEGA 5 – Non si vede mai, il genietto e’ appassito. PALMIERI 4,5 – I rifornimenti latitano, ma lui non fa proprio nulla per cercarsi palle giocabili. IACOPINO s.v. – Pochi minuti.

fonte: https://archiviostorico.gazzetta.it/

Manca soltanto l’ ufficialita’ , ma Walter Novellino e’ ormai da considerare virtualmente l’ ex allenatore del Venezia. a panchina del tecnico campano era a rischio da tempo, ma lo scialbo pareggio interno con la Samp costera’ il posto al tecnico. La situazione, gia’ tesa nel pre – partita a causa dell’ esclusione di De Franceschi dalla formazione titolare (che avrebbe voluto, invece, Zamparini), e’ degenerata nel fine – gara, dopo un durissimo faccia a faccia fra il presidente del Venezia e Novellino. Come ha confermato, poco dopo, l’ amministratore delegato Enzo Cainero, in partenza per l’ Argentina, “ma per affari personali”.

“Dall’ inizio del campionato sostengo che in attacco manca qualcosa a questa squadra – ha commentato amaramente Novellino dopo l’ incontro con il presidente -. In ogni caso, penso che il Venezia abbia i mezzi per salvarsi tranquillamente”. E poi, parlando con Spalletti, gli ha sussurrato: ” E’ finita”. Significativo il commento di Taibi: ” e’ bene che si sappia una cosa: tutta la squadra sta con il tecnico. Novellino e’ un grande allenatore”.

Ben diversi gli umori nella Samp. Spalletti, dopo due mesi e mezzo ininterrotti di sconfitte fuori casa, e quattordici gol al passivo, sceglie la strada del sorriso. Giustificato, eccome, da questo secondo punticino stagionale lontano da Marassi. “La posta in pallio era importante, ma nonostante l’ inferiorita’ numerica siamo riusciti a centrare un risultato positivo”. L’ unica macchia e’ l’ espulsione di Ficini: “Siamo rimasti in dieci per la settantesima volta dimostrando poca intelligenza”.

Il diretto interessato si difende cosi’ : “Forse ho sbagliato, ma il cartellino rosso dopo neppure mezz’ ora di gioco mi e’ sembrata affrettato”. La via, insomma, e’ quella giusta: “Siamo usciti a testa alta – sottolinea Pecchia – dopo avere rischiato persino di vincere. Ho fallito il gol su punizione per una questione di centimetri”. Franceschetti (contusione alla tibia destra) e’ stato trasportato per accertamenti all’ ospedale di Venezia e subito dimesso: i sanitari hanno escluso fratture

fonte: https://archiviostorico.gazzetta.it/

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