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Serie A 1963/64 (spareggio): Sampdoria-Modena 2-0

A San Siro va in scena uno spareggio che non assegna scudetti né gloria, ma vale una stagione intera. Sampdoria e Modena si trovano una di fronte all’altra per evitare la retrocessione in Serie B, in una battaglia che ha lo stesso carico emotivo di quelle per il titolo, anche se riflettori e prime pagine guardano altrove. È lo spareggio dei “poverelli”, di chi chiede soltanto di restare aggrappato alla Serie A. L’equilibrio tra le due squadre è evidente, ma nasce più dalle rispettive difficoltà che dai meriti.

Entrambe hanno fallito l’obiettivo che si erano prefissate all’inizio della stagione e ora, in novanta minuti, possono provare a raddrizzare una situazione compromessa oppure vanificare anni di sacrifici. Per questo a San Siro ci si attende una gara durissima, nervosa, giocata più sul temperamento che sulla qualità. A spuntarla potrebbe essere chi avrà uomini più freddi e nervi più saldi. La preparazione è stata meticolosa su entrambi i fronti. Il Modena ha scelto Canzo, tra Como e le prime alture lombarde; la Sampdoria si è rifugiata a San Pellegrino, sulle salite della Val Brembana.

Ed è proprio qui che incontriamo i blucerchiati. L’impressione, a sorpresa, è positiva: non si respira l’aria tesa di una squadra allo sbando, ma piuttosto quella di un gruppo che prova a ritrovare serenità dopo un campionato logorante. Ocwirk, con la sua consueta calma viennese, ha voluto allontanare i giocatori dalle pressioni, distendere i nervi e recuperare energie mentali. «Qui a San Pellegrino abbiamo ritrovato la serenità – ha spiegato il tecnico – ed è questo l’elemento essenziale per prepararsi adeguatamente alla battaglia che ci attende». L’obiettivo del ritiro, almeno sotto questo aspetto, sembra centrato.

Mistero assoluto, invece, sulla formazione. Ocwirk assicura di aver già deciso l’undici che scenderà in campo, ma non concede nulla: «Una volta tanto voglio fare anch’io tattica». Tra le ipotesi più accreditate, la conferma del giovane Marini come stopper, Bergamaschi praticamente certo in campo, mentre restano dubbi in attacco tra Da Silva e Toschi al centro e tra Salvi e Wisnieski sulla destra. La sensazione è che prudenza ed esperienza guideranno le scelte.

Intanto Genova si muove. Migliaia di tifosi blucerchiati sono pronti a invadere Milano. La società ha organizzato treni speciali e pullman a prezzi popolari, accollandosi un deficit non indifferente pur di garantire il massimo sostegno alla squadra. In un momento così delicato, nulla viene lasciato al caso. Sul fronte Modena, la preparazione si è chiusa con una passeggiata distensiva tra Canzo e Asso. Gentile ha un solo dubbio: chi affiancare in mezzo al campo, Goldoni o Chirico nel ruolo di mediano sinistro. Per il resto, formazione fatta e idee chiare.

Domani a San Siro non sarà una partita bella, probabilmente. Ma sarà una partita vera. Una di quelle che fanno tremare le gambe e stringere lo stomaco. Per Samp e Modena, è molto più di uno spareggio: è una resa dei conti.

Milano, 7 giugno 1964 – Serie A, spareggio per la permanenza in serie A
Sampdoria-Modena 2-0
61′ Barison (assist Frustalupi), 72′ Salvi (assist Tamborini)

SAMPDORIA: Sattolo, Vincenzi, Tomasin, Delfino, Bernasconi, Morini, Salvi, Tamborini, Barison, Da Silva, Frustalupi. Allenatore: Ocwirk.

MODENA: Gaspari, Barucco, Longoni, Balleri, Panzanato, Goldoni, Conti, Merighi, Brighenti, Tinazzi, Gallo. Allenatore: Gentile.

  • Arbitro: De Marchi.

La Sampdoria vince 2-0 e resta in Serie A. Il Modena retrocede, ma può uscire dal campo a testa alta, perché in questo spareggio drammatico e senza appello non ha davvero nulla da rimproverarsi. Gli spareggi sono partite maledette: lasciano sempre dietro di sé discussioni, polemiche, recriminazioni figlie più del sentimento che della ragione. In questo caso, però, poco c’è da contestare. La Samp ha vinto. E ha vinto con pieno merito.

Fino ai due gol la partita era stata un continuo alternarsi di fasi confuse, spezzettate, nervosissime. Né Modena né Sampdoria riuscivano a imporre ritmo o tattica. Si giocava un calcio duro, a tratti cattivo, quasi sempre teso fino allo spasimo. Ma era inevitabile: quando la posta in palio è una stagione intera, chi sbaglia è perduto. E infatti lo sbaglio arriva. Succede al 17’ della ripresa, proprio nel momento migliore del Modena. I gialloblù stanno spingendo, cercano di forzare la difesa ligure, costretta a chiudersi davanti a Sattolo.

Proprio mentre l’offensiva emiliana sembra prendere corpo, Frustalupi intercetta e spegne un’azione tanto elaborata quanto inconcludente di Merighi. È l’attimo che decide la partita. Lo stesso Frustalupi alza subito un pallone a parabola sulla sinistra, scavalcando la difesa modenese. Barison e Panzanato scattano insieme, ma l’attaccante blucerchiato è più rapido, più lucido, più feroce. Due passi, diagonale secco: Gaspari si tuffa, ma è battuto. Sampdoria in vantaggio.

È uno di quei gol che spezzano le gambe. L’equilibrio tecnico-tattico sparisce come per incanto. Alla Samp riesce tutto, al Modena nulla. La partita è segnata. E infatti arriva anche il raddoppio. Ancora un contropiede, ancora Frustalupi a dare il via: palla a Tamborini, quindi a Salvi. Longoni tenta l’intercetto, il rimpallo è favorevole ai liguri, lo scambio rapido libera Salvi davanti a Gaspari. Tiro secco al volo. Due a zero. Sipario.  Il resto della gara non ha storia e sarebbe perfino ingiusto analizzarla sul piano tecnico.

Quando un campionato intero si gioca in novanta minuti, stile, classe e bellezza diventano concetti secondari. Non diremo che la Sampdoria abbia giocato meglio del Modena. Diremo solo che ha vinto, che ha vinto bene e che ha vinto con intelligenza. Il Modena ha commesso un solo, grave errore: cercare l’affondo offensivo all’inizio della ripresa, forse convinto che la Samp non reggesse il ritmo. Ma questo Modena, figlio diretto della scuola di Frossi, può insegnare molto di calcio moderno, tranne una cosa: il gioco d’attacco.

Non è squadra costruita per scoprirsi. Non ha uomini rapidi per i recuperi, né costruttori capaci di sostenere una manovra prolungata nella metà campo avversaria. L’esempio è lampante: Panzanato su Barison è stato un incubo continuo. Barison ha segnato, ma almeno altre dieci volte è scappato via in velocità pura. Panzanato è un ottimo stopper, non un velocista. E Gentile questo non l’ha capito. Brighenti è ormai un centravanti anziano, fermo, incapace di sfondare. Conti ci mette il carattere, Merighi disegna arabeschi eleganti ma sterili.

Il Modena è squadra di difesa: quando si sbilancia, perde. Il ritorno in Serie B è un addio amaro, ma meglio chiamarlo arrivederci. Modena è terra di calciatori, città vera di football. Tornerà presto in A, c’è da scommetterci. La Sampdoria, invece, ha vinto la partita più difficile della sua storia recente. L’ha fatto da combattente di razza: senza rischiare, giocando sul sicuro, affidandosi al contropiede. Barison e Salvi firmano i gol, ma il successo è di tutta la squadra.

È dei vecchi Bernasconi e Vincenzi, intramontabili. È di Sattolo, decisivo all’inizio su errore di Bernasconi e tiro di Conti. È di Frustalupi, che non sarà mai un attaccante ma possiede un’intelligenza calcistica rara. È di Tamborini, che si sacrifica in ogni zona del campo. È del giovane Morini, stopper moderno, a volte sgraziato ma sempre puntuale nei recuperi. La Samp ha molti difetti, ma nel momento decisivo ha trovato la forza morale per superare l’ostacolo più duro.

Questo scampato pericolo, però, deve servire da lezione. Certi errori di mercato si pagano carissimi. Toro comprato e ceduto in fretta, Wisniewski acquistato e rivelatosi meno utile di un ragazzo qualsiasi: sbagli gravi, orrori clamorosi. Questo finale drammatico deve insegnare qualcosa ai dirigenti. I nomi non bastano. In Italia, senza carattere, non si va lontano. La Sampdoria si è salvata grazie alla freschezza dei giovani e alla grinta dei vecchi. È una lezione da non dimenticare, nemmeno nel giorno della festa.

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